Lo scopo principale è quello di far acquisire al sistema scolastico una sufficiente autonomia per riuscire a gestire le difficoltà del bambino.
Di seguito alcuni punti critici da considerare:
- Aumentare la conoscenza e la consapevolezza degli insegnanti.
– Il clinico e il familiare possono comunicare e condividere la diagnosi con gli insegnanti;
– Con l’aiuto del clinico si andranno ad approfondire gli aspetti teorici e poi pratici riguardanti i DSA;
– L’insegnante dovrà arricchire il proprio bagaglio di strategie per lavorare con un bambino che presenta un disturbo evolutivo così da delineare gli strumenti compensativi e dispensativi adatti per quel bambino.
2. Riconoscere le proprie emozioni collegate al riconoscimento del disturbo del bambino. Un insegnante potrebbe infatti:
- sentirsi in colpa per non averlo aiutato a sufficienza in passato
- sentirsi preoccupato e non all’ altezza di aiutarlo adeguatamente
- essere espulsivo perché non si sente in grado di gestirlo
- sentirsi dispiaciuto per il futuro scolastico dell’alunno
- percepire maggiormente lo stress perché sa che deve svolgere un lavoro più complesso e faticoso.
E’ fondamentale che il clinico sappia mettere gli insegnanti nella condizione di ascoltare le proprie emozioni e che queste vengano accettate così come sono, senza giudicarle negativamente o reprimerle.
3. Sviluppare autonomia nella gestione dell’alunno. Per ciascun alunno:
-Tenere in considerazione lo stile cognitivo specifico, le modalità di apprendimento, i punti di forza e di debolezza;
– Costruire un PDP, Personalizzare l’apprendimento, e predisporre le strategie didattiche più utili per garantire a ogni studente una propria forma di eccellenza cognitiva;
– Applicare gli adattamenti scelti dall’ insegnante in modo coerente e sistematico;
– Non arrendersi al primo fallimento, le strategie vanno sperimentate sul campo, su quel bambino, in quel contesto, e se quella strategia non porta all’ obiettivo prefissato, capire cosa ha e non ha funzionato per migliorare la strategia in modo flessibile.
OCCORRE QUINDI FLESSIBILITÀ, PADRONANZA DELLE MISURE COMPENSATIVE EFFICACI, COMPETENZE METODOLOGICHE INNOVATIVE E CREATIVE.
4. Comunicare con i Genitori. E’ bene che gli insegnanti:
-Diano un feedback alla famiglia su come procede l’intervento a scuola rispetto agli adattamenti didattici per gli apprendimenti, organizzativi per l’attenzione, ai contratti educativi per i comportamenti.
– Stabiliscano chi far partecipare durante gli incontri, può essere presente la figura del clinico che segue il bambino, così da poter esplicitare gli obiettivi, le aspettative, come avverrà il passaggio verso l’autonomia, quali potrebbero essere le difficoltà e alcune indicazioni su come gestirle.
E’ bene quindi Costruire una buona rete di lavoro tra la Scuola, la Famiglia e il Clinico che segue il bambino, così da lavorare al meglio per consentire ad ogni bimbo di sviluppare i propri talenti