Psiconeurobiologia e Sogno

COME IL NOSTRO CERVELLO COSTRUISCE I SOGNI?

SONO STATE LE OSSERVAZIONI COMPIUTE DAI NEUROFISIOLOGI INTORNO AGLI ANNI ‘50 (1) A DARE IL VIA ALLE INDAGINI SCIENTIFICHE SUL SOGNO. QUESTE RICERCHE HANNO CONSENTITO DI INSCRIVERE IL SONNO REM IN UNA CORNICE NEUROBIOLOGICA ALL’INTERNO DELLA QUALE IL SOGNO SI ORGANIZZA E QUINDI PUO’ ESSERE SUCCESSIVAMENTE NARRATO. NELLA FASE REM DEL SONNO ESISTEREBBE UNA DOMINANZA EMISFERICA RELATIVA ALLE COMPONENTI DEL SOGNO. L’EMISFERO DESTRO SI OCCUPEREBBE DELLA SUA ORGANIZZAZIONE GEOMETRCO-SPAZIALE E DELL’ ATTIVAZIONE DELLE EMOZIONI, MENTRE L’EMISFERO SINISTRO AVREBBE IL COMPITO DI RICORDARE E NARRARE IL SOGNO. INOLTRE STUDI SU PAZIENTI CEREBROLESI AVREBBERO DIMOSTRATO (2)CHE I SOGNI E IL SONNO SI SVILUPPANO IN REGIONI ANATOMICHE MOLTEPLICI, CHE VENGONO A COSTITUIRE UN UNICO SISTEMA DELL ’ ATTIVITA’ ONIRICA. PRESI NEL LORO INSIEME, QUESTI RISULTATI PONGONO IL PROBLEMA DEL RUOLO, DURANTE IL SONNO REM E NON REM, CHE HANNO AMPIE AREE ASSOCIATIVE (TEMPORO-PARIETALI, FRONTALI E LIMBICHE), LE QUALI POSSONO ESSERE RESPONSABILI DELLE FUNZIONI MNEMONICHE, SEMANTICHE, SIMBOLICHE ED EMOZIONALI CHE CARATTERIZZANO L’ATTIVITA’ ONIRICA. È GRAZIE ALLA STIMOLAZIONE DI VARIE AREE DEL CERVELLO, DURANTE IL SONNO, CHE L’ATTIVITA’ MENTALE PUO’ ESPRIMERSI SOTTO FORMA DI SOGNO. QUESTA RAPPRESENTAZIONE PITTOGRAFICA DELLA MENTE PERMETTE DI RITENERE CHE IL SOGNO STESSO ATTIVI UN PROCESSO INTERNO SOLO APPARENTEMENTE CAOTICO, GIACCHE’ DENSO DI SIGNIFICATI RIFERIBILI ALLA STORIA AFFETTIVA ED EMOTIVA (E DUNQUE ANCHE CULTURALE) DEL SOGGETTO. LO STUDIO SISTEMATICO DEI CONTENUTI DEI SOGNI MOSTRA INOLTRE CHE LE EMOZIONI DOMINANTI SONO L’ANSIA E LA PAURA. CIO’ FA RITENERE CHE QUESTI PROCESSI NEUROBIOLOGICI SI RIFERISCANO ALL’AMIGDALA E ALL’IPOTALAMO CHE SONO ATTIVATI DURANTE LA FASE DEL SONNO ASSOCIATA AI SOGNI. I NEUROSCIENZIATI RITENGONO CHE IL SOGNO RIVELI UNA COMPONENTE SOGGETTIVA: CIO’ SAREBBE IL TENTATIVO DEL CERVELLO/MENTE DI TROVARE SIGNIFICATO AD UNA SITUAZIONE SOLO APPARENTEMENTE INSENSATA.

CHE RUOLO HA DUNQUE IL SOGNO NELLA PSICOTERAPIA?

IL SOGNO SOGNATO, RICORDATO, NARRATO E CONTESTUALIZZATO(3) NELL’AMBITO DI UNA PSICOTERAPIA, DIVENTA COSI’ UN PROCESSO DI TEATRALIZZAZIONE DI EMOZIONI E DI AFFETTI RADICATI NEI VISSUTI DEL SOGGETTO!

BIBLIOGRAFIA:

1.GIUDITTA, A. (2007) SONNO E SOGNO. SCIENZA E TECNICA, ENC, IT. TRECCANI, VOL., 2:511-518

2.SOLMS, M. TURNBULL, O. (2002) THE BRAIN AND THE INNER WORLD, TR. IT. IL CERVELLO E IL MONDO INTERNO. INTRODUZIONE ALLE NEUROSCIENZE DELL’ESPERIENZA SOGGETTIVA, CORTINA, MILANO 2004

3.STOROLOW, R. D., ATWOOD, G. L., ORANGE,D, (1979) FACES IN A CLOUD: INTERSUBJECTIVITY. PERSONALITY THEORY. ARONSON, NORTHVALE, N.J.

4.ROVERA, G. G. (2008) IL SOGNO TRA NEUROSCIENZE E PSICOTERAPIE: UN DIBATTITO POSTMODERNO. RIV. PSICOL. INDIV., N.64: 127-146 (2008)

 

Autostima, Stile Attributivo e Disturbi Internalizzanti in bambini con Dislessia

Un gruppo di ricercatori italiani ha indagato il sistema attributivo, l’autostima e la presenza di disturbi internalizzanti in 41 bambini con dislessia.

Lo stile attributivo fa riferimento al modo attraverso il quale noi attribuiamo il merito o la colpa delle cose che ci accadono.

Es: «ho preso un bel voto a matematica perché sono stato fortunato»   

«ho preso un bel voto a matematica perché ho studiato e ce l’ho messa tutta»

La letteratura sottolinea come lo stile attributivo ha ripercussioni sulla riuscita scolastica, sull’autostima e sul benessere emotivo dei bambini.

I risultati dello studio condotto mostrano che: i bambini con dislessia, in particolare le studentesse, attribuiscono i successi alla fortuna o a compiti troppo semplici,  e i fallimenti a insufficienza di capacità.

In particolare le bambine tendono a fare un’attribuzione interna  per gli insuccessi ed esterna per i successi, confermando in questo modo la loro credenza di inadeguatezza.

“sono andata male a italiano perchè non sono capace” (Attribuzione Interna)

“sono andata bene a matematica perchè era facile” (Attribuzione Esterna)

I bambini invece pur mostrando attribuzioni interne in caso di insuccessi tendono ad attribuirli principalmente a mancanza di impegno (causa modificabile).

Es: “sono andato male a matematica perchè non mi sono impegnato”

E’ possibile quindi che I più bassi livelli di autostima riscontrati dalle bambine rispetto ai bambini siano riconducibili ad uno stile attributivo impotente (non modificabile).

Lo studio conferma che la dislessia può avere ripercussione sull’autostima non solo scolastica ma generalizzata a quasi tutti i domini, e che l’immagine di sè costruita a scuola può influire sull’intera personalità.

Infatti l’attribuzione degli insuccessi a una mancanza stabile di abilità induce ansia, inadeguatezza, rassegnazione passività, ma anche scarsa motivazione e impegno.

Questo potrebbe rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di  disturbi d’ansia e dell’umore.

Se gli insuccessi sono ricondotti a mancanza di impegno il bambino può mantenere l’aspettativa di non riuscita futura.

Se vengono attribuiti ad una mancanza di abilità ci sarà maggiore probabilità di sviluppare una sensazione di non poter far nulla per evitare il fallimento.

Tale studio evidenzia l’importanza di prevenire il circolo vizioso che aggrava le difficoltà di questi bambini:

Gli insuccessi scolastici li fanno percepire come inadeguati e li demotivano, aumentando la probabilità di insuccesso scolastico.

Per evitare che il disturbo della letto-scrittura possa avere conseguenze anche sul benessere emotivo del bambino sarebbe opportuno:

  • non trascurare una valutazione degli aspetti emotivi del bambino
  • pianificare un lavoro di potenziamento dell’abilità carente
  • affiancare un sostegno psicologico finalizzato a potenziare l’autostima e permettere un adeguato stile attributivo.

 

 

Bibliografia

Marinelli C.V., Romano G., Cristalli I., Franzese A., Di Filippo G. (2016). Autostima, Stile attributivo e disturbi internalizzanti in bambini dislessici. Erikson

Psicoterapia e Neuroscienze: l’integrazione possibile

Al giorno d’oggi, le innovazioni nel campo delle Neuroscienze ci guidano nello sviluppo di un modello psicologico di malattia mentale e di trattamento che va oltre al mero riduzionismo biologico.

Molti degli studi genetici sui disordini mentali hanno dimostrato che i disturbi psichiatrici originano da una complessa interazione tra suscettibilità genetica ed effetti ambientali. Non è stato possibile rilevare, nelle molteplici patologie psichiatriche studiate, una etiologia puramente su base genetica.

Gli studi di biologia molecolare hanno indicato che l’espressione genica è influenzata da molteplici fattori ambientali, tra cui le esperienze precoci, i traumi, i processi di apprendimento e di memorizzazione.

Gli studi di Neuroimaging (fMRI e PET) hanno dimostrato che sia la terapia cognitiva che la psicoterapia dinamica hanno degli evidenti effetti sul sistema nervoso centrale: la psicoterapia può modificare le funzioni ed il metabolismo cerebrale in aree specifiche.

Queste ricerche confermano gli assunti sino ad oggi sostenuti dalla letteratura scientifica nel campo della validazione delle psicoterapie.

Le Possibili applicazioni e gli sviluppi di queste nuove aree di ricerca risulteranno utili soltanto se riusciremo ad elaborare un approccio integrato ai disturbi psichiatrici.

Solo allora queste scoperte potranno essere tradotte in applicazioni cliniche di grande aiuto nella nostra pratica quotidiana.

 

 

 

L. Janiri, R. Guglielmo, A. Bruschi Istituto di Psichiatria e Psicologia Università Cattolica del S. Cuore, Roma.